ELLE DECOR GRAND HOTEL
- Maria Serena Salvatore
- 28 ago 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Nato da un’intuizione di Elle Decor Italia, il nuovo progetto digitale firmato da Ludovica e Roberto Palomba in collaborazione con Mohd apre un nuovo spazio di riflessione nel panorama del design contemporaneo.
Un terreno di sperimentazione che unisce architettura e interior design, dove il reale si apre al confronto con il virtuale.
Gli architetti hanno affrontato la sfida con la loro cifra inconfondibile: libertà e rigore, intuizione e metodo. Hanno trasformato l’idea in un laboratorio aperto, un banco di prova dove immaginare nuovi scenari per l’hotellerie e l’ospitalità.
Al centro, inevitabili, le urgenze del presente: il distanziamento sociale, il bisogno di sicurezza, ma anche — e forse soprattutto — la necessità di ritrovare un contatto umano, seppur ridisegnato. Ne nasce una spazialità che non si limita a proteggere, ma che ricompone i gesti della convivialità, innestandoli nella dimensione digitale.
"Abbiamo pensato a soluzioni che potessero funzionare ora, ma anche oltre la pandemia,” spiegano i Palomba. “Il tema della sicurezza è stato affrontato come un doppio stimolo creativo: da un lato la distanza necessaria, dall’altro il ricongiungimento, che oggi può passare anche solo attraverso lo sguardo.
Così l’outdoor incontra l’indoor: in bilico tra interno ed esterno, l’ospite del Grand Hotel viene immerso in un’architettura generosa, in cui la luce diventa protagonista e misura dello spazio. Gli arredi si muovono tra tempi e linguaggi diversi: divani extra-large che si aprono al dialogo con poltrone storiche in pelle e legno, in un gioco di contaminazioni tra contemporaneo e memoria.
Un’estetica che non teme l’ibridazione e che abbraccia il digitale: spazialità ed eleganza fuse in un’esperienza nuova, capace di guardare al futuro senza recidere il legame con la tradizione.
Un laboratorio per il futuro dell'hotellerie
Dai primi schizzi tracciati a mano emerge con chiarezza l’intento progettuale: non semplicemente disegnare spazi, ma ridefinire le relazioni tra pubblico e privato nell’hotellerie contemporanea. L’hotel diventa così un organismo poroso, in cui indoor e outdoor si scambiano ruoli, dissolvendo i confini tradizionali. Il risultato è un’atmosfera inclusiva e stratificata, costruita attraverso un lessico di arredi che accoglie linguaggi diversi, epoche lontane, stili in dialogo costante.
Rilassarsi en plein air
Un giardino urbano si apre nel cuore del Grand Hotel, trasformando l’outdoor in un living a cielo aperto. Il Dehor ha l’intimità di un giardino segreto, un rifugio verde in cui natura e design trovano un equilibrio armonico, invitando l’ospite a un tempo rallentato, lontano dalla frenesia metropolitana.
La camera multitasking
La stanza d’albergo abbandona i confini tradizionali e si apre a una nuova definizione: open space senza barriere visive, dove ogni elemento è parte di un racconto. Il letto rotondo domina la scena come fulcro simbolico, dialogando con luci d’autore, lavabi e doccia a vista, mentre il calore del legno a pavimento imprime un senso di prossimità e accoglienza.
La convivialità, anch’essa, si trasforma in rito: di giorno, i paraventi mobili disegnano nuovi assetti dell’accoglienza; di sera, la luce si fa tenue e gli schermi si accendono di immagini evocative — giardini storici, visioni oniriche, paesaggi immaginari — che trasformano il pasto in un’esperienza immersiva, al confine tra realtà e immaginazione.



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